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COME FUNZIONA IL DISTURBO ISTRIONICO DI PERSONALITÀ

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Cos'è il Disturbo istrionico di personalità

Il disturbo istrionico di personalità nel DSM-5-TR si inserisce tra i disturbi di personalità del Cluster B ed è caratterizzato da un pattern pervasivo di eccessiva emotività e ricerca di attenzioni che si manifesta entro la prima età adulta: dal punto di vista clinico, se non è al centro dell'attenzione, il soggetto nutre emozioni e sentimenti che rimandano a un'immagine di sé negativa, unitamente a un’espressività emotiva intensa ma rapidamente mutevole e superficiale che utilizza l'aspetto fisico o modalità interpersonali seduttive per attirare l'interesse altrui, percependo e inquadrando le relazioni come fossero più intime o significative di quanto non siano realmente, lasciandosi infine largamente influenzare dai contesti esterni. Il senso di valore personale e l’autostima sono dipendenti dal riscontro che detengono anziché essere sostenuti da una base interna stabile.


Il riferimento al Cluster B appartiene alla classificazione del DSM-5-TR, mentre l’ICD-11 adotta un modello diverso: più dimensionale e in cui i disturbi di personalità vengono descritti soprattutto in base a gravità e domini di tratto, senza mantenere la stessa lista categoriale tradizionale del DSM.


Il funzionamento psicologico e relazionale

Nel disturbo istrionico di personalità l’attenzione altrui non è vissuta soltanto come piacevole, è anzi un regolatore fondamentale del senso di sé. Il riconoscimento esterno contribuisce a mantenere coesione interna e senso di valore, attribuendo la percezione di esistere nella relazione. Quando l’interesse dell’altro diminuisce, si sposta altrove o non arriva nella forma attesa, l’esperienza soggettiva può essere vissuta come una caduta di rilevanza personale, una ferita, una devitalizzazione (perdita di senso di vitalità) o una sensazione di trascuratezza. Secondo alcune descrizioni cliniche, ogni volta che non è al centro dell'attenzione l'individuo può sentirsi ignorato o spento: sul piano soggettivo si tratta dunque di vissuti in cui si finisce per sentirsi “trasparenti”, poco visti oppure vuoti nel proprio io interiore. Tali elementi descrittivi non sono criteri diagnostici ufficiali ma modi per rendere comprensibile il vissuto clinico sottostante; la drammatizzazione che ne deriva non va interpretata come teatralità superficiale quanto come modalità di aumentare la propria salienza interpersonale e tornare a essere emotivamente visibili, rilevanti e difficili da ignorare. Se l’attenzione, il rispecchiamento o il coinvolgimento dell’altro sembrano calare, l’espressione affettiva viene accentuata insieme all'utilizzo del corpo, dell’immagine o della seduttività, rendendo la comunicazione più spettacolare e risonante. Questo non implica necessariamente intenzionalità manipolatoria consapevole ma un modo stabilizzato di regolare il rapporto con l’altro e, indirettamente, con il proprio senso di valore. L’eccessiva emotività e la ricerca di attenzione non sono dunque solo “sintomi visibili” ma anche modalità di regolazione relazionale.


Le relazioni tendono a essere vissute, pertanto, con grande intensità ma minore stabilità: si possono cercare negli altri vicinanza, calore e conferme ma avere più difficoltà a mantenere nel tempo una rappresentazione realistica, differenziata e profonda del legame. I rapporti vengono inoltre percepiti come più intimi o significativi di quanto non siano, con conseguenti delusioni, conflitti o vissuti di rifiuto quando l’altro non risponde con il livello di partecipazione atteso. Bisogno di approvazione, emotività mutevole e lettura amplificata della relazione si intrecciano fino a rendere il funzionamento interpersonale estremamente intenso e, nel contempo, fragile e vulnerabile alla frustrazione.


L’espressività emotiva rapidamente mutevole e superficiale non implica che la persona “finga” necessariamente nel manifestare ciò che prova bensì sottolinea quanto l’emozione possa cambiare rapidamente, lasciandosi influenzare dal contesto interpersonale, risultando de facto discontinuo. Il funzionamento affettivo risulta incentrato più sull’impatto relazionale immediato dell’emozione che su una sua elaborazione stabile e riflessiva.


Il disturbo istrionico di personalità può essere dunque descritto come un’organizzazione psicologica in cui attenzione, approvazione e risposta dell’altro assumono un peso considerevole nella regolazione dell’autostima e dell’esperienza di sé, rendendo tali elementi determinanti nel sentirsi svalutati e marginali se vengono meno. Nel momento in cui, invece, si tende a riattivare l’interesse dell’altro, ne deriva un temporaneo senso di vitalità, presenza e conferma che genera la forte dipendenza dal rispecchiamento esterno, contribuendo al carattere intenso, instabile e vulnerabile del funzionamento relazionale.nale.


Fonti bibliografiche

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